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VITTORE GHISLANDI FRA GALGARIO (1655 - 1743) Vittore
Ghislandi, il grande pittore noto col nome di Fra Galgario, nacque a
Bergamo, in borgo
S. Leonardo, ai primi di marzo del 1655 e fu battezzato il 4 dello stesso
mese come Giuseppe.
Il nome Vittore fu assunto in seguito, al momento di prendere i voti.
Col padre Domenico, buono e apprezzato affrescatore, e successivamente
con i pittori Giacomo Cotta e Bartolomeo Bianchini, fiorentino ma residente
a Bergamo, studiò per quattro anni disegno e arte pittorica..
Nel 1675 a causa, pare, di un contrasto col padre, andò a Venezia,
nel convento di S. Francesco da Paola dove prese i voti, quale frate
paolotto, col nome di Vittore. Per umiltà ed anche per poter maggiormente
esercitarsi nella incominciata sua professione, non volle esser sacerdote
ma contentassi di entrare nel numero dei laici, come dice il Tassi.
Dopo un breve rientro a Bergamo nel 1688, rimase a Venezia approfondendo
la sua cultura letteraria ed artistica, oltre l’esperienza pittorica
alla scuola di Sebastiano Bombelli, allora ritrattista di prestigio,
dedicandosi inoltre allo studio dei grandi artisti veneziani, quali soprattutto
Tiziano e Paolo Veronese.
Durante la sua permanenza nella città lagunare fu intensa la sua
attività particolarmente come autore di ritratti, sempre più apprezzati
e ricercati.
Dopo il 1702 rientrò a Bergamo, dove si stabilì nel convento
del Galgario, dal quale prese appunto il nome. Del periodo bergamasco
sono i numerosissimi ritratti, talvolta veri capolavori, che gli venivano
commissionati dalle più nobili famiglie cittadine, dai Secco Suardo
agli Albani, dagli Asperti ai Benaglio, ai Bettami, ai Camozzi, ai Colleoni,
ai Marenzi, ai Moroni, Pesenti, Solza, Tassis, nonché da personaggi
di importanza politica e religiosa, italiani e stranieri, come il principe
di Löwenstein o il conte Colloredo, il conte di Daun, il capitano
Agostino Barbarigo e il podestà di Bergamo Paolo Querini. Diversi
sono anche i ritratti di religiosi come il Parroco di Taleggio Francesco
Biava e i cardinali Boncompagni e Priuli. Particolarmente famosi sono
poi alcuni suoi autoritratti. Le sue opere sono conservate in molte gallerie
private e nella nostra Carrara.
Dipinse fino agli ultimi giorni della sua lunga vita e morì a
88 anni ai primi di dicembre del 1743 e fu sepolto nella chiesa del suo
convento.
Era di statura media e di aspetto piacevole. Umile e modesto, assai religioso,
era stimato e rispettato da quanti lo avvicinavano.
Del valore e dell’originalità della sua pittura sono testimoni
molti giudizi di critici e il notevole numero di pittori bergamaschi
che gli furono allievi o cercarono di imitarne l’arte, senza tuttavia
che alcuno sia mai riuscito a raggiungerne la fama.
Viene qui ricordato perché il suo convento del Galgario, dove
visse più di quarant’anni, si trovava nel territorio della
nostra parrocchia di S. Caterina, che tuttavia non conserva alcuna sua
opera.
A lui è giustamente intitolata una via del borgo.
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