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PAOLINA SECCO SUARDO
LESBIA CIDONIA
(1746 - 1801)
Paolina Secco Suardo nacque nella casa paterna di via S. Salvatore l’11 marzo 1748 dal conte Bartolomeo Secco Suardo e dalla nobildonna Caterina Terzi. Crebbe in un ambiente famigliare colto e raffinato. Nella ricca libreria paterna la giovane contessina fece le sue prime, curiose e attente letture. La casa era frequentata da personaggi della nobiltà e della cultura bergamasca, dai quali la giovane Paolina derivò l’interesse per l’arte e la poesia e l’amore per lo studio col quale giunse ad un’ottima conoscenza delle lettere italiane e latine, nonché della lingua francese ed inglese. Ragazza di notevoli doti e virtù umane, di ottima cultura e di particolare avvenenza attirò l’attenzione di molti giovani nobili, tra i quali si affermò il ricco conte Luigi Grismondi che la sposò, diciottenne, nel 1764. Fu matrimonio d’amore e di felicità, turbato però dalla morte dell’unico figlio maschio a soli due anni e mezzo d’età. Dalla maternità difficile e dal gravissimo dolore derivò alla giovane contessa Grismondi una salute irrimediabilmente rovinata, dalla quale fu tormentata per tutta la vita. La sua casa divenne un cenacolo di cultura e di vita di società, alla quale lei poteva dedicarsi, nonostante la salute malferma, dotata com’era di buona cultura, di intelligenza vivace e notevole fascino femminile, senza preoccupazioni di censo e di impegni famigliari. Nel 1777 cominciò a viaggiare recandosi a Verona, ospite dei cugini conti Pompei. Qui si trovò benissimo, circondata dall’ammirazione, dall’affetto e dalla stima di personaggi illustri, tra i quali spiccava il Pindemonte con cui iniziò un rapporto di viva amicizia che si protrasse per tutta la vita con lo scambio di numerose lettere e poesie. Nel 1778 fece un lungo e felicissimo viaggio a Parigi, accompagnata dal marito, dall’amico Beltramelli e dall’ambasciatore veneto alla corte francese. La sua permanenza in Francia può considerarsi un vero trionfo. Conobbe e frequentò i più illustri personaggi. Da tutti ebbe tributi di ammirazione, sia per la cultura e abilità poetica che per la accattivante grazia e vivacità ed il notevolissimo fascino femminile. Il conte di Buffon, il grande naturalista, disse di non aver mai trovato “anima più bella in più leggiadre forme”. Il Franklin esclamò: “depositerei l’America ai suoi piedi”. L’anno successivo 1779 fu ammessa nella prestigiosa accademia dell’Arcadia, nella quale assunse il nome di Lesbia Cidonia. Fu anche socia di parecchie altre accademie letterarie, oltre che di quella bergamasca degli “Eccitati”, dove fu acclamata il 9 gennaio 1780. Del 1793 è il famoso viaggio a Pavia, invitata da quella illustre ed antica università dove ebbe onori quasi regali. Illustri scienziati andarono a gara nel manifestarle grande stima e ammirazione. Personaggio centrale in tale occasione fu Lorenzo Mascheroni, lo scienziato e poeta bergamasco, amico ed estimatore della Grismondi. Professore di algebra e geometria e rettore dell’università, diede alle stampe in quell’occasione il poemetto “Invito a Lesbia Cidonia” con cui accompagnava la gentile ospite nella visita al Museo Scientifico dell’università. L’operetta fu considerata “forse il più bello dei poemetti didascalici” tra i non pochi che in quell’epoca di grande attenzione per le scienze vennero composti. I rapporti tra Paolina e il Mascheroni furono molto cordiali anche se le opinioni politiche andarono poi divergendo, essendo lo scienziato ammiratore e sostenitore del regime napoleonico, mentre la contessa ne vide quasi esclusivamente gli aspetti di violenza e di guerra, di cui aveva orrore. Cattolica educata a schietti principi religiosi, si sentiva profondamente offesa dalla conclamata irreligiosità dominante. Dal 1797 si chiuse perciò nell’intimità della sua casa, tra pochi e fidati amici, isolandosi dal mondo esterno. Visse frequentemente nella vasta villa di Redona, dove si erge ancora imponente la gigantesca magnolia alla cui ombra scriveva, leggeva e riceveva i pochi e fedeli amici. Morì serenamente e cristianamente nella notte sul 27 marzo 1801, all’età di 55 anni da poco compiuti. Fu persona di notevoli qualità e di alte virtù umane e morali. Ebbe la stima e la sincera ammirazione di molti personaggi eminenti del tempo. Il grande architetto bergamasco Giacomo Quarenghi scambiò un notevole numero di lettere con lei che divenne un po’ la sua confidente. Il Mascheroni la definì “Mater Patriae”, “Immortale Lesbia” e “Quarta alle Grazie e decima alle Muse”. In suo onore fu anche coniata una medaglia con una corona di alloro e rose e la legenda “Minerva Venusque in una”. Paolina Secco Suardo scrisse molto in prosa ed in versi. Le molte lettere sono di carattere privato e di giudizi letterari. Hanno forma molto elegante, corretta, vivace, personale. I versi sono tutti, o quasi, di occasione. Usò diversi metri, ma soprattutto endecasillabi sciolti, sonetti e canzoni. Grande poetessa non fu, ma abile e feconda verseggiatrice, corretta, elegante, sincera anche se non profondamente ispirata. Ebbe però un vivo senso della natura. Oggi è ricordata dalla lapide sulla casa natale, dal famoso “Invito” del Mascheroni e dall’Istituto Magistrale cittadino. A lei è dedicata, col nome arcade di Lesbia Cidonia, una via del nostro borgo nel quale, nel quartiere di Redona, era ed è tuttora la villa Grismondi da lei frequentemente abitata.
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