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PIETRO RUGGERI
(1797-1858)
Pietro Ruggeri, considerato il più notevole poeta vernacolo bergamasco, è comunemente designato “da Stabello”, la frazione di Zogno dove nacque il 15 luglio 1797. Dei suoi studi poco si sa. Dopo un infelice rapporto con un primo precettore, ebbe la guida di don Carlo Botta e, per un certo tempo, l’insegnamento dell’abate Giovanni Battista Baizini, professore di lettere nelle scuole pubbliche di Bergamo. Da giovane collaborò forse col padre droghiere e ‘confetturiere’, guadagnandosi il nomignolo di ‘confetì’. Raggiunse presto una certa fama tra le famiglie più cospicue della città per molte poesie d’occasione, in genere in lingua italiana, per nozze, nascite e compleanni. Ebbe la singolare sorte di essere ritratto da parecchi noti pittori, quali Enrico Scuri, nel 1825, Luigi Deleidi, detto il Nebbia, nel 1827, Faustino Boatti, nel 1831, ed ancora Luigi Trecourt e Giovanni Tiraboschi. Vivaci e interessanti sono anche alcune caricature, a matita ed anche acquerellate, tra le quali spicca quella di Giovanni Brentani, del 1854. Da ricordare diverse acqueforti e punte secche del pittore Romeo Bonomelli, tra il 1897 e il 1941, ad illustrazione di poesie vernacole. Amico, stimato e protetto da personalità cittadine, nel 1827 fondò l’Accademia Filarmonica presso il Teatro della Fenice, di cui fu per poco tempo presidente e per la quale affittò un locale in Borgo S. Leonardo da adibire a teatro. L’anno successivo 1828 si dimise da ‘Socio contribuente’, forse per difficoltà finanziarie, e venne nominato ‘Socio onorario’. Nel 1830 iniziò il praticantato di ragioniere e nel 1834 ottenne la patente di pubblico ragioniere, professione che esercitò per diversi anni soprattutto in Borgo S. Caterina. Fu così designato ‘poeta ragioniere’, come egli stesso amava definirsi. Nel 1853 si trasferì nella casa Ferrari di via Muraine 3, oggi via Cesare Battisti 5. Su questa casa fu apposta una lapide, a cura del Circolo Artistico Bergamasco, nel 1897, primo centenario della nascita del poeta, con una breve epigrafe. Gli ultimi anni di vita furono tristi. Aveva anche tentato di avviare un piccolo commercio di quadri. La caricatura del Brentani infatti lo rappresenta come ‘quadrista’, circondato da numerosi quadri, grandi e piccoli. Morto il 17 gennaio 1858, assistito dal pittore Giovanni Tiraboschi e da don Michele Acerbi, parroco di Nese e amico d’infanzia, ebbe un modestissimo funerale seguito da pochi amici pietosi e fu sepolto anonimo nel cimitero di S. Maurizio. La sua produzione poetica comprende molti componimenti d’occasione in lingua italiana per personaggi vari, ma i pregi poetici di queste canzoni, sestine e sonetti sono molto modesti, nonostante l’uso corretto della metrica e della prosodia. Ci piace ricordare un sonetto del 1843 per il “Reverendissimo signor abate Domenico Mazzi Amadei fatto prevosto della Parrocchiale di Santa Caterina in Bergamo”. Il maggior pregio del Ruggeri è la sua produzione poetica in vernacolo, dove “seppe eccellere come poeta nel patrio dialetto”, come afferma il Belotti. Osservò e descrisse con la sua vena facile e gioconda la società contemporanea con una amichevole canzonatura dei vizi, difetti e debolezze, generalmente con sorridente ironia, senza eccessive durezze o punte avvelenate. La sua opera si compone di molte rime disperse e di una raccolta di “Rime Bortoliniane del Rugger de Stabell”, edite tra il 1832 e il 1843 in quindici fascicoli. Iniziò inoltre nel 1834 un “Vocabolario bergomense-italiano”, che non riuscì tuttavia a portare a compimento. Nel 1842, su richiesta del Mayr, compose una scena comica “Oh de la mula. Ol Tone meuliner e ‘l Bortol meulater”, che venne musicata da Girolamo Forini e rappresentata al teatro della Fenice dell’Accademia Filarmonica. Nel secolo scorso fu ripubblicata in versione per piano e canto da Giuseppe Bonandrini ed anche da Guido Zavadini. Alle sue rime è riconosciuta sicura conoscenza del dialetto, vivacità di stile, scelta opportuna di scene e personaggi, dialoghi frizzanti. Apprezzato e stimato nella giovinezza e nella maturità, fu quasi dimenticato negli ultimi anni. Nei decenni successivi invece, durante il secondo Ottocento e tutto il Novecento, da parte di singoli autori e varie istituzioni, come l’Ateneo di Bergamo, la Società Patriottica, il Circolo Artistico e la Biblioteca Civica, si sono ripetute riedizioni delle sue opere e pubblicazioni che ne illustrano positivamente la vita e la poesia. Oggi due lapidi lo ricordano, una sulla casa natale, posta nel 1910, e l’altra sulla casa dove morì. Una via in prosecuzione di via Baioni è a lui intitolata. E’ noto infine il monumento in Piazza Pontida, eretto nel 1933, opera dell’ing. Angelini e dello scultore Remuzzi, la cui epigrafe, dettata da Sereno Locatelli Milesi, recita: Pietro / Ruggeri / da Stabello / 1797-1858 / Cantò in rima vernacola / l’anima / della gente / bergamasca. /Auspice il Ducato / di Piazza Pontida / MCMXXXIII / A. XI.
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