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GIACOMO ANSELMI (sec. XVI) Il
pittore Giacomo Anselmi viene ricordato quasi esclusivamente per essere
stato l’autore dell’affresco ora sull’altare maggiore
del santuario dell’Addolorata nel borgo di S. Caterina.
Lo scrittore e raccoglitore di antichità conte Francesco Maria
Tassi, nella sua celebre opera “Vite di pittori, scultori e architetti
bergamaschi”, scritta nella seconda metà del secolo XVIII,
dedica all’Anselmi una pagina nella quale tuttavia riferisce poche
e non sempre precise notizie biografiche. Scrive infatti : Viveva circa
il fine del secolo XV, nel borgo di Santa Caterina, Giacomo Anselmi,
del quale è cosa conveniente e doverosa di far memoria, sì perché fu
pittore di qualche considerazione, sì perché fu egli che
dipinse la miracolosa immagine di Maria Vergine dello spasimo col figlio
Gesù morto fra le ginocchia, che ora si venera nella chiesa a
lei dedicata nel Borgo di Santa Caterina.
Si trattava invero non del XV secolo (‘400) ma del successivo XVI
(‘500) perché, secondo il Fornoni, il pittore dipinse a
fresco su una parete di una casa verso l’antico ponte della Stongarda
la miracolosa immagine il 27 luglio 1597.
Dell’Anselmi non si conoscono altre opere se non una bella tela
rappresentante la Vergine col Bambino tra San Giuseppe e San Carlo. Il
quadro è firmato e datato Jacobus de Anselmis -1597. Si trova
nell’altare a sinistra del Tempio dei Caduti di Sudorno, dove fu
posto quando il tempio sostituì la vecchia chiesetta dedicata
alla Madonna. Singolare è il fatto che vi è rappresentato
San Carlo Borromeo quando ancora non era stato canonizzato. Lo sarà infatti
solo il 1° novembre 1610. Il Tassi cita l’opera definendola “di
corretta maniera e buon colorito”.
Non si hanno ulteriori notizie né della vita né di altre
opere dell’Anselmi, tranne un documento recentemente ritrovato
nell’archivio parrocchiale di S. Caterina che riferisce di un pagamento
fatto, nei primi anni del ‘600, ad un Giacomo Anselmi, da identificarsi
quindi con tutta probabilità col nostro, per aver dipinto un velo
della Madonna, senza più precise indicazioni.
La fama dell’Anselmi è quindi legata agli avvenimenti succedutisi
dopo il 18 agosto 1602, quando, come dice il Calvi nelle sue famose “Effemeridi”,
una stella formando tre risplendenti lumi apparve nel bel mezzogiorno
e andò a colpire l’immagine dipinta sul muro. Questa, già guasta
in alcune parti
si trovò senza colori umani perfettamente reintegrata. Seguirono
grazie miracolose nel giorno stesso e frequenti guarigioni prodigiose
in seguito per cui la popolazione chiese ed ottenne che si costruisse
un santuario che, grazie alla fede ed alla generosità dei borghigiani,
fu rapidamente portato a termine fra il 1603 ed il 1605 con il trasporto
sull’altare maggiore del muro affrescato.
La definizione data dal Tassi di pittore di qualche considerazione, invero
piuttosto riduttiva, e la mancanza di altre notizie sulla vita e sulle
opere dell’Anselmi fanno ritenere che effettivamente gli avvenimenti
succedutisi nella storia ormai quattro volte centenaria del nostro Santuario
hanno dato al pittore una fama ed una notorietà che vanno forse
bene al di là della valentia artistica.
L’Anselmi comunque, borghigiano di Santa Caterina, ha dipinto quell’affresco
che ha commosso tante generazioni di fedeli ed ancora continua ad essere
stimolo e causa non ultima di preghiere e di fede nel nostro Santuario.
Sarebbe perciò augurabile che a lui venisse intitolata una via
del borgo.
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