AMBITI FORMATIVI:
L’Oratorio cura la formazione dei
bambini, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani mediante vari
ambiti e iniziative miranti all’esplicito annuncio della fede,
all’educazione dei rapporto con Dio e alla formazione delle coscienze.
Queste attività sono: la catechesi, la liturgia e i Sacramenti,
le proposte di preghiera, l’ambito caritativo e missionario e
quello culturale, socio-politico, attività ludiche e sportive
.
LA CATECHESI
1 Natura della catechesi e sua finalità
generale:
a - La catechesi è educazione
alla vita di fede; questa non è, prima di tutto, un insieme
di verità da credere ma, soprattutto, è scoperta, incontro
e rapporto vivo che lo Spirito Santo ci fa realizzare con Gesù
Cristo, dono del Padre. (cfr. RdC 56-68).
b - Perciò la catechesi non
consiste solo nell’insegnare e nell’apprendere delle nozioni
riguardanti la dottrina cristiana; non è la pura e semplice
comunicazione di verità. Essa è cammino comunitario
di fede che conduce alla scoperta e alla accettazione, nella vita,
di questa Persona, con cui condividere il cammino della propria esistenza
personale e comunitaria. Essa mira alla formazione di personalità
cristiane, consapevoli ed autonome:
è percorso di iniziazione alla vita cristiana.
c - Va pertanto superata la mentalità
che vede l’incontro di catechismo come una sorta di lezione
scolastica, affinché prenda consistenza la capacità
di vivere l’incontro come esperienza di gruppo, nel quale sia
il catechista, sia i ragazzi o i giovani, insieme, camminano verso
Cristo, guidati dallo Spirito (cfr. RdC 30-52-55).
2- OBIETTIVI DELLA CATECHESI
La catechesi, con le altre attività formative ad essa connesse,
raggiunge la sua finalità generale mediante il perseguimento
di questi essenziali e fondamentali obiettivi:
a - sviluppo costante di una
mentalità di fede: "Educare al pensiero di Cristo, a vedere
la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad
amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere con Lui la comunione
con il Padre e lo Spirito Santo" (RdC 38).
b - formare atteggiamenti conseguenti,
conformi al Vangelo, in modo tale che il cristiano sia segno sacramentale
di Cristo nel mondo; la catechesi, in quanto incontro con la Parola
di Dio, fa sorgere un impegno di costante conversione per una vita
nuova in Cristo risorto (cfr RdC 52-53).
c - introdurre gradualmente
alla conoscenza della Storia della Salvezza e dei contenuti principali
della fede cristiana (Dio - Trinità, Gesù Cristo, la
Chiesa, i Sacramenti) e delle esigenze morali derivanti dalla vita
nuova in Cristo. Tutto questo viene presentato non come astratta dottrina
ma come insieme di realtà che gettano continua luce sulla storia
e sulla vita di ciascuno e la interpellano continuamente (cfr. RdC
39-41).
d - Il conseguimento di questi
obiettivi viene realizzato tenendo presenti alcuni aspetti o dimensioni
che devono costantemente caratterizzare il cammino di Iniziazione
Cristiana.
- dimensione ecclesiale: la vita cristiana a
cui la catechesi educa è autentica se realizzata nella consapevolezza
di appartenere ad una comunità, la Chiesa (cfr. RdC 42-43-48).
- dimensione apostolica-missionaria: il cristiano
che riceve il dono della vita nuova in Cristo Gesù, si sente
impegnato a renderne partecipi gli altri, testimoniando, attraverso
la carità, l’amore che Dio nutre per tutti. Fanciulli,
ragazzi e giovani vanno perciò educati ad un vivo senso dell’apostolato
tra i coetanei e i compagni di studio, di gioco o di lavoro; devono
sentirsi impegnati nel collaborare, secondo le possibilità
concrete di ciascuno, all’opera di annuncio del Vangelo ad
ogni uomo, missione essenziale della Chiesa (cfr RdC 47.49-51).
- dimensione liturgica: la catechesi, in quanto
nel suo svolgersi fa costante riferimento alla liturgia, sia per
quanto riguarda i Sacramenti, sia per ciò che concerne i
periodi e le feste liturgiche, educa alla partecipazione consapevole
alle celebrazioni della comunità cristiana (cfr RdC 44-46).
- dimensione vocazionale: la catechesi, in quanto
introduce i soggetti alla vita cristiana, educa alla ricerca del
progetto di Dio sulla vita di ciascuno, del posto che ognuno deve
occupare nella Chiesa e nella società; insieme all’atteggiamento
di ricerca, mira a far nascere in tutti la disponibilità
a Dio e al suo progetto, accolto con fiduciosa e gioiosa docilità,
quando esso viene scoperto.
e - Dal parlare di Dio deve
gradualmente scaturire l’esigenza e la capacità di parlare
con Dio: la catechesi, almeno in forma essenziale, ha il compito di
educare alla preghiera, personale e comunitaria.
3- NOTE DI METODO
a - Il cammino di Iniziazione
Cristiana (catechesi) dev’essere:
- graduale, perché adattato alle capacità delle diverse
età;
- continuo: non si partecipa al catechismo solo perché c’è
un Sacramento da ricevere; non è il singolo anno catechistico
che prepara al Sacramento; è tutto il cammino di catechesi
che, in quanto educa alla vita cristiana, rende capaci di accogliere
la grazia dei Sacramenti;
- attivo: il gruppo sia continuamente coinvolto nella realizzazione
dell’incontro mediante opportune tecniche di animazione; sia
offerta ai suoi membri la possibilità di una concreta partecipazione
attiva alla vita dell’Oratorio, della Parrocchia e della Chiesa
universale (opere di carità, iniziative missionarie, ecc.);
- aperto sulla vita e sulla storia (vedi par. 2, a-b di questa sezione):
l’annuncio di Cristo deve avvenire anche partendo dai fatti
della vita dei ragazzi e dei giovani come pure dagli avvenimenti della
cronaca locale, nazionale e mondiale.
b - Nel cammino di catechesi vengono coinvolti i
genitori e le famiglie. Con loro si promuovono perciò incontri
periodici, o, almeno, occasionali come anche – auspicabilmente
- momenti di preghiera e/o celebrativi e di festa.
c - Il rapporto tra catechista e ragazzi dovrebbe
continuare, nel limite del possibile, anche al di fuori dell’incontro
catechistico, in momenti di amicizia, di gioco, ecc.
4- SPIRITUALITÀ E FORMAZIONE
DEL CATECHISTA
a - Il catechista si sente impegnato
in prima persona a vivere e praticare ciò che comunica al suo
gruppo; ne fa oggetto di personale riflessione e preghiera. Anch’egli
si sente in cammino e in ricerca con i ragazzi o i giovani che gli
sono affidati.
In questo modo, l’incontro di catechesi risulterà sempre
meno un insegnamento cattedratico di nozioni e sempre più un
cammino di crescita nella fede, compiuto insieme.
b - li catechista prega costantemente per tutti e
singoli i membri del gruppo; all’azione dello Spirito Santo
affida, sempre nella preghiera, ogni incontro di catechesi affinché,
al di là dei segni esteriori di riuscita o fallimento, il seme
gettato con la parola e la testimonianza attecchisca nei cuori e porti
frutto.
c - Per gli adolescenti o i giovani che decidono
di svolgere questo prezioso e fondamentale servizio, è auspicabile
l’istituzione di un corso a livello parrocchiale o zonale o
la partecipazione a quelli organizzati dalla Diocesi.
È pure opportuno un periodo di "tirocinio" come assistente
di un catechista già dotato di una certa esperienza.
d - Vale in primo luogo per il catechista quanto
viene affermato degli animatori in genere, in modo particolare per
quanto riguarda la formazione personale: partecipazione al magistero
dei catechisti e agli incontri di preparazione in gruppo.
LA PREGHIERA
- Complemento indispensabile della catechesi, nella formazione
della vita di fede, è la proposta della preghiera, da attuare
nei modi e nei tempi che si ritengono di volta in volta più
opportuni.
- La parola "Oratorio" significa proprio "luogo
di preghiera". L’ ambiente destinato a questo
specifico scopo (chiesina dell’Oratorio ) deve essere tenuto
con cura, di modo che chiunque desidera recarvisi per l’incontro
personale con il Signore, lo trovi accogliente ed ordinato.
- È cosa buona che i gruppi catechistici vivano
alcuni momenti di preghiera comunitaria nei suddetti ambienti.
- È auspicabile la nascita di gruppi di preghiera,
affinché chi vi partecipa sia meglio educato al dialogo con
il Signore e alla meditazione della sua Parola.
- Particolarmente preziosi in questo senso risultano
essere i tempi forti dell’anno liturgico Avvento e Quaresima,
durate i quali i vari gruppi di catechismo sono caldamente invitati
ad individuare particolari momenti di preghiera in Chiesina.
LITURGIA E SACRAMENTI
La liturgia si colloca come uno dei momenti della
crescita cristiana dove ogni singolo cristiano, nella comunità,
fa "esperienza" viva dell’incontro con Cristo. Va intesa
nella sua dimensione storico sacramentale e non come complesso di cerimonie
e di riti, dove le norme rubricali prevalgono sulla vita della comunità
che celebra. Secondo il Magistero della Chiesa la liturgia è:
"Esercizio del sacerdozio di Cristo, cioè il complesso dei
segni con cui Cristo risorto, nella Chiesa e attraverso la Chiesa, continua
la sua opera salvifica, culminata nell'atto centrale del suo sacerdozio:
mistero pasquale, finalizzato a glorificare Dio e a salvare gli uomini"
(Sacrosantum Concilium 7). Quindi la liturgia è la storia della
salvezza in atto nell'oggi della Chiesa che prolunga nel tempo la missione
di Cristo, fino a quando il progetto di Dio si sarà definitivamente
compiuto (cfr. 1 Cor. 15,28). Perché i segni possano venire valorizzati
nella loro portata educativa, è necessaria una opportuna catechesi
della celebrazione; non è possibile, infatti entrare "nell’evento",
diventare protagonisti dell’incontro con Cristo vivo, senza un
introduzione alla comprensione dei vari segni attraverso i quali Dio
si fa presente e si comunica all'uomo. Il senso della festa è
giusta espressione dell’ incontro gioioso con Cristo, che avviene
nella liturgia, memoria della sua Pasqua e deve caratterizzare primariamente
le nostre celebrazioni liturgiche.
La comunità deve trovare nella liturgia l’apice della sua
vitalità, il punto di arrivo e di partenza di tutte le sue attività.
Questo impegna la Chiesa locale a rendere sempre più trasparente
la "vita" presente nelle celebrazioni perché la liturgia
sia davvero il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e
la "fonte da cui promana tutta la virtù" (Sacrosantum
Concilium 10).
AMBITO CARITATIVO MISSIONARIO
Ancora prima di essere una conseguenza dell’incontro
con Cristo, la missionarietà è una componente di tale
incontro. Perché la Chiesa resta storicamente l’esperienza
più evidente del regno, ma anche nello spazio cosiddetto laico,
andando a servire la presenza di Dio nell’ uomo, nella società
e nella storia. In questa apertura missionaria si situa la capacità
di testimonianza dei propri valori, della propria fede, del proprio
comportamento coerente.
Ai cristiani è affidata la gioiosa e tremenda responsabilità
di "raccontare" la fede alle generazioni future, di presentare
modelli di cristiani convinti, vivi ed entusiasti ai più giovani,
e di dare il contributo della loro passione evangelizzatrice e innovatrice
alla comunità cristiana. Questo racconto-testimonianza è
fatto di gesti concreti che si traducono in scelte di vita e proposte
educative.
In questo senso è doverosa quanto insostituibile una presenza
di testimonianza cristiana negli ambienti di vita (famiglia, scuola
e lavoro)
AMBITO CULTURALE POLITICO E SOCIALE
Per il nostro stesso essere cristiani siamo chiamati
in quanto collaboratori alla costruzione del regno di Dio, ad adempiere
i nostri doveri di cittadini fedeli allo spirito del Vangelo, secondo
la vocazione di ciascuno; in tal senso l’impegno politico è
riscoperto come specifica vocazione del laico cristiano. Il cristiano,
spinto dall’ anelito ad una solidarietà più vasta
ed alla consapevolezza di non doversi sottrarre agli interrogativi delle
situazioni, si muove tra la profezia e la storia, carico dei problemi
del proprio ambiente. Così la comunità cristiana non si
limita esclusivamente alla celebrazione della parola di Dio, alla pratica
sacramentale e alla catechesi ma si apre alla testimonianza sul territorio,
inteso come luogo nel quale si stabilisce il modo di abitare, di produrre,
ecc.
Da ciò consegue che rieducazione all’impegno politico rientra
tra i doveri propri della comunità, che aiuta i più giovani
a ritrovare la politica come servizio all'uomo, alla propria realtà,
alla costruzione del bene comune e alla difesa della dignità
della persona in ogni momento della sua esistenza.
La presa di coscienza della corresponsabilità nella gestione
della città degli uomini, deve essere aperta ad ogni esigenza
di questo servizio e comprende, quindi, sia l'impegno sociale che trova
una concreta realizzazione, ad esempio, nel volontariato, sia l’impegno
politico che si concretizza attraverso scelte più articolate
e nella presenza diretta dei giovani nelle istituzioni: circoscrizione
e quartiere, scuola, servizi sanitari, comune, assistenza, amministrazione
civica, cultura locale, ecc.
AMBITI E STUTTURE DI CARATTERE RICREATIVO
E SPORTIVO
L’azione educativa dell’Oratorio non è
indirizzata alla formazione di una spiritualità che non tiene
conto della globalità della persona; di essa, invece, cura la
crescita integrale: "L’Oratorio è aperto a tutto l’uomo,
è aperto alla vita"
Il bar
Il bar dell’Oratorio è una risposta al bisogno dei ragazzi
e dei giovani di incontrarsi in modo sereno, per occupare parte del
tempo libero.
2) Il bar dell’Oratorio non è l’Oratorio,
ma una delle sue attività, nemmeno la più importante:
l’Oratorio non si identifica con il bar. Chi lo frequenta, ne
deve usufruire nel rispetto delle finalità e della natura dell’Oratorio.
3) GESTIONE
Il bar dev’essere affidato a persone sensibili ai valori educativi
cristiani, coloro ai quali viene affidata la gestione del bar sono considerati
a tutti gli effetti, educatori. Pertanto, devono svolgere il loro compito
sentendosi corresponsabili dell’azione educativa del l’Oratorio.
Devono perciò tenere un atteggiamento di disponibilità
e cordialità nei confronti dei ragazzi e dei giovani, adempiere
coscienziosamente i doveri inerenti alla loro specifica funzione, usare
un comportamento ed un linguaggio esemplari.
È, ancora, loro compito vigilare affinché il comportamento
ed il linguaggio dei frequentatori del bar siano corretti e rispettosi
sia delle elementari norme della buona educazione, sia delle convinzioni
di fede di cui l’Oratorio è al servizio.
4) Non deve essere l’Oratorio stesso ad offrire
alternative ad attività di particolare importanza. Perciò,
del bar viene effettuata la chiusura ogni volta che si ritiene necessario
attirare l’attenzione di ragazzi, giovani ed animatori verso particolari
iniziative, soprattutto quelle di carattere formativo. Tale chiusura
non ha scopo costrittivo ma educativo: vuol contribuire a far nascere
una corretta mentalità circa l’Oratorio e le sue finalità.
5) Norme particolari.
a - Nel bar, come in tutti gli
altri ambienti chiusi dell’Oratorio, è vietato fumare.
b - Non si somministrano alcolici di nessun tipo
e in nessuna quantità.
c - I videogiochi, qualora vi fossero, funzionano
solo quando non ostacolano le attività catechistiche e le iniziative
di animazione, a discrezione del direttore dell’Oratorio e dei
volontari del bar.
6) Gli orari di apertura e chiusura
del bar vengono stabiliti dal direttore dell’Oratorio e dai volontari.
Il gioco e lo sport.
1) Il gioco come valore educativo.
a - Il gioco è espressione tipica dell’uomo, soprattutto
per l’età che va dalla fanciullezza all’adolescenza.
È un valore che l’Oratorio accoglie ed educa, non tanto
come tecnica competitiva, ma come momento forte di socializzazione e
tramite di formazione.
b - È compito degli animatori preposti alle
attività ricreative organizzare, in determinate circostanze,
giochi "comunitari" che sviluppano la capacità di relazione
tra i ragazzi.
c - Buona parte del gioco praticato in Oratorio è
di tipo spontaneo (non organizzato). Anche in questo caso è importante
la presenza amichevole e vigile degli animatori.
2) Sport
Particolare forma di gioco è lo sport. Esso in Oratorio, non
può essere considerato solo come attività fine a se stessa;
va invece inteso come mezzo per lo sviluppo delle potenzialità
psicofisiche e per la formazione di determinati valori, che stanno alla
base sia della convivenza umana, sia della vita cristiana: lealtà,
valorizzazione del corpo e delle proprie doti, rispetto delle capacità
altrui, dominio di se, spirito di sacrificio, rispetto dell’avversario,
collaborazione.
L’Oratorio soprattutto a questo livello si impegna in prima persona
e con grande investimento di energie a collaborare con la Società
Sportiva Excelsior della quale è membro direttivo di diritto
il Direttore dell’Oratorio.
Tale investimento è mirato a ribadire con forza e costantemente
che tutti hanno diritto allo sport, anche i più deboli e i meno
dotati; che va rifiutato un agonismo ad oltranza, in quanto pregiudica
la lealtà nel gioco e il rispetto della persona.
Nella misura in cui lo si ritiene utile dal punto di vista educativo,
vengono organizzati anche all’interno dell’Oratorio dei
tornei, per le varie età.
A coloro che vi partecipano, specialmente se adulti, deve essere fatto
presente in modo chiaro e preciso lo stile secondo cui deve essere vissuta
la competizione sportiva in Oratorio. Venga perciò esteso un
regolamento da consegnare ai singoli giocatori.
Gli organizzatori del torneo e gli arbitri devono mostrarsi particolarmente
severi nell’esigere un comportamento corretto da parte dei giocatori.
ATTIVITA' TEATRALI, MUSICALI,
ESPRESSIVE, TURISTICHE
a - L’educazione integrale della
persona esige che si valorizzi il bisogno di sano protagonismo e le
capacità espressive dei ragazzi e dei giovani.
b - Obiettivi
Tali attività
- sono occasione per creare nuovi rapporti tra i ragazzi;
- permettono la scoperta e la valorizzazione delle doti
che ciascuno ha ricevuto in dono;
- offrono ai ragazzi e ai giovani la possibilità
di un contatto più continuo e perciò maggiormente fruttuoso
con gli animatori;
- costituiscono, spesso, l’inizio di una partecipazione
più attiva alla vita dell’Oratorio;
- rappresentano un mezzo attraverso cui comunicare agli
altri determinate convinzioni e, perciò, una forma di educazione
al servizio e all’apostolato di testimonianza.
c - 1) È compito degli animatori
preposti a queste attività perseguire con consapevolezza gli
obiettivi sopraindicati e renderli chiari a coloro che vi partecipano.
2) È pure loro impegno fare in modo che anche
la forma espressiva e l’allestimento di esse siano il più
possibile curati, al fine di evitare improvvisazioni, che risultano
nocive al messaggio che si vuoi comunicare.
d - Iniziative di carattere turistico.
1) Obiettivi:
a - Vengono effettuate per permettere ai ragazzi, ai
giovani e alle famiglie di socializzare, nell’ambito di una cornice
diversa da quella in cui si vive la vita quotidiana.
b - Devono inculcare l’idea che è possibile
far coesistere momenti dedicati all’incontro con Dio con il tempo
dedicato allo svago e al sano divertimento:
Dio è Signore anche del tempo libero!
2) Tali iniziative vanno però attuate solo se
vi sono sufficienti garanzie riguardanti la sicurezza e la vigilanza,
soprattutto dei minori.
ATTIVITÀ ESTIVE
a - Loro obiettivo fondamentale è
quello di educare i ragazzi e i giovani a vivere da cristiani anche
la vacanza; offrono a coloro che vi partecipano la possibilità
di armonizzare valori umani e cristiani; propongono un’utilizzazione
fruttuosa del tempo libero.
b- Il tema formativo dell’esperienza viene concordato
dal direttore con gli animatori, con i quali si incontra per analizzare
la traccia del cammino, da lui eventualmente predisposta, per svilupparla
nel modo più opportuno.
c - Il programma di massima di queste esperienze viene
portato a conoscenza di coloro che intendono parteciparvi e dei loro
genitori.
d - Nel corso dell’esperienza, la prima testimonianza
che direttore e animatori offrono ai partecipanti è la comunione
tra loro e la condivisione di ogni esperienza con spirito di servizio
e di corresponsabilità.
e - Ogni persona che contribuisce alla realizzazione
dell’esperienza, qualsiasi servizio compia, deve agire in collaborazione
e comunione con il direttore e gli animatori.
f - Durante il cammino, direttore e animatori si incontrano
per verificare l’andamento dell’esperienza.
Un incontro di verifica globale va effettuato anche al termine di essa.
g - Il tipo di attività estive da realizzare
viene stabilito di anno in anno, secondo l’opportunità.