Fatti storici e di devozione al Santuario

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Correva l’anno 1603

Subito dopo la prodigiosa apparizione avvenuta nel nostro borgo, per il resto dell’anno 1602 e per tutto il successivo si sarebbero succedute guarigioni miracolose. L’abate Donato Calvi (1613-1678), che fu priore del convento di Sant’Agostino e che per primo riportò nella sua cronaca (Effemeride sagro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo) i fatti relativi a quel 18 agosto, riferisce di numerosi infermi, ciechi e indemoniati risanati immediatamente per intervento della Vergine, e di gravi infortuni, che avrebbero potuto trasformarsi in vere e proprie tragedie, risoltisi miracolosamente, per preghiere rivolte alla Madonna di Borgo Santa Caterina, a Osio Sotto, a Treviolo e in Val San Martino nel 1603. Il 31 dicembre 1602 si riunì nel palazzo vescovile una delegazione deputata alla devozione della Madonna di Borgo Santa Caterina: alla presenza del Vescovo di Bergamo, Giovanni Battista Milani, e di mons. Prisco Benaglio, arcidiacono della cattedrale, furono designati come reggenti e deputati del Santuario per tutto il 1603 Achille Bonasio, Bernardo Berlendis, Piero Alebardi, Bertuletto de Cortesi, Marco Giacomo di Anselmi e Zaccaria Guerinelli. A questi era conferita la più ampia libertà di vendere e di acquistare a favore della chiesa. Già da subito si erano spontaneamente raccolte offerte tra i devoti, numerosissimi, allo scopo di edificare una chiesa sul luogo stesso dell’apparizione. Dal Libro delle Entrate del Santuario, curato dal primo tesoriere Achille Bonasio, apprendiamo che nel febbraio 1603, cioè nei primi sei mesi dall’apparizione, si erano già raccolte venticinquemila lire, una somma assai rilevante, considerata anche la penuria generale del periodo. Il 25 febbraio Claudio Benaglio e altri devoti acquistarono un’area attigua al luogo del prodigio: vennero pertanto demolite delle case e una fornace che vi sorgevano per far posto alla nuova chiesa. Con l’evidente intenzione di non spostarsi dal luogo del miracolo, tra l’altro, si scelse di costruire proprio a cavallo della roggia, terreno certamente non adattissimo per un’opera del genere. Deputati alla fabbrica furono Gerolamo Gallina, Bernardo Berlendis – che sarebbe poi stato anche l’autore del progetto della costruzione -, Achille Bonasio e Rocco Marchesi. Il 2 luglio Giacomo Agazzi, di Valtesse, venne incaricato dal Berlendis di procedere agli scavi opportuni, da concludere entro il mese d luglio. Con ogni probabilità vi fu chi si prestò a lavorare gratuitamente, perché i documenti fanno esplicito riferimento a eventuali volontari, alle dipendenze dell’Agazzi. L’11 luglio venne posta la prima pietra della chiesa. Il Padre Calvi così riferisce: Hoggi con solenne processione del Clero, et popolo del Borgo, et altre moltissime genti, vi si transferì personalmente il Vescovo Gio. Battista Milani, et con sagra, et devota cerimonia pose la prima pietra per l’edificio. Non possediamo, in realtà, testi scritti che possano dimostrare che ci sia stato un qualche processo canonico circa l’autorizzazione a erigere una chiesa, e quindi a riconoscere ufficialmente il miracolo dell’apparizione, tuttavia questa partecipazione delle gerarchie religiose indica l’approvazione da parte della Chiesa del culto spontaneamente diffusosi. Sopra il portale del lato occidentale del Santuario venne apposta una lapide in latino a ricordo dell’avvenimento. La traduzione è la seguente: Alla Madre di Dio e sempre Immacolata Vergine Maria, che elargendo numerose e grandissime grazie alle folle qui accorse da ogni parte fin dal 18 agosto 1602 ha reso questo luogo più santo e più augusto, posta la prima pietra per le mani di Giovanni Battista Milani, zelantissimo vescovo di questa diocesi, presenti l’arcidiacono della Chiesa Cattedrale Prisco Benaglio dottore e conte di Sanguinetto, protettore di questo sacro tempio, i deputati eletti da tutta la borgata l’11 luglio 1603, dedicarono, grazie alle elemosine. Si può notare che, accanto al nome del Vescovo, compare anche quello di un protettore del Santuario, l’arcidiacono mons. Prisco Benaglio, carica che sarà in seguito ricoperta da altri prelati. Alla posa della prima pietra presenziavano anche il parroco di Santa Caterina, don Giacomo Dolci, il cappellano del Consorzio di Santa Caterina, don Gio. Antonio Canestri, il parroco di san Salvatore in Città Alta, mons. Averara, tutti i deputati, nonché numerosi sacerdoti. Nell’estate del 1603, quindi, i lavori iniziavano: l’intenzione era quella di procedere molto celermente.

 

a cura della professoressa Loretta Maffioletti

foto: Lapide sulla parete esterna del Santuario, presso la porta occidentale: ricorda la posa della prima pietra dell’edificio (11 luglio 1603).

dal notiziario parrocchiale di ottobre 2016

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